La Storia del Sarto

Mi hanno insegnato a LAVORARE DURO.

Se devo decidere da cosa iniziare a raccontarti chi sono e perché faccio questo lavoro, la prima immagine che mi viene in mente è questa: i miei amici e compagni di classe in vacanza, io che lavoro sodo, sette giorni su sette, senza mai una pausa. Servo ai tavoli, aiuto in cucina, sto alla reception. Sette giorni su sette, per tutta la stagione estiva.

Può sembrare fastidioso, ma in realtà era semplicemente una cosa normale. Niente di eroico o speciale insomma.

Sono figlio di albergatori, nipote di albergatori, e credo che nel mio albero genealogico non si possa trovare molto altro.

Vengo dalla riviera Romagnola, quel posto fantastico dove lavorare sodo è un imperativo categorico che nessuno mai metterebbe in dubbio. I miei nonni hanno costruito il loro primo albergo mattone su mattone, partendo da zero, sudando ben più di sette camicie.

E non ricordo nemmeno QUANDO ho iniziato a lavorare. Nella mia memoria io lavoro da sempre. I miei primi passi li ho fatti nell’albergo di famiglia. I miei primi amori sono nati tra quelle mura. Tutto si faceva nell’albergo. Si viveva nell’albergo. Esisteva solo l’albergo!

Ora, io non so dirti se questo è il modo giusto per allevare la prole, ma so di per certo che tutto questo mi ha permesso di affrontare ogni sfida della vita senza mai tirarmi indietro. Se c’è una cosa che amo è lavorare e se c’è una cosa che non temo è la fatica.

Anche se, non te lo nascondo, delle volte è stata davvero dura.

Per la mia famiglia io avrei dovuto fare l’albergatore. Prima passare anni ed anni a lavorare negli alberghi di famiglia, poi rilevarli o aprirne uno nuovo. Nessuno mi aveva comunicato questo progetto, era semplicemente ovvio che andasse così.

Un destino deciso…ma da chi?

Prova a pensare lo sgomento sul volto di mio padre quando gli ho detto che sarei andato a studiare fuori casa.

Studiare???

E l’albergo?

E la famiglia?

Non so se ha mai capito davvero come mai io abbia scelto di allontanarmi dal “nido”.

La verità è che mi sentivo stretto. Come dentro un buco. Avevo bisogno di STIMOLI.

Chiaramente, ero un ragazzetto. Sapevo anche lavorare sodo, ma di certo non avevo idea di cosa avrei fatto “da grande”. Ero solo sicuro che non avrei fatto l’albergatore.

Non per rifiuto cosciente. Era come una voce interiore, una spinta a cui ancora non sapevo dare un nome e che solo a distanza di anni ho capito.

Fatto sta che riesco a schivare con maestria le numerose obiezioni familiari e, ignorato ogni minimo consiglio, me ne vado a Bologna a studiare… filosofia!

Come ovvio, la famiglia non ha mai supportato la mia scelta.

Ed io, senza paura, ho deciso che avrei fatto benissimo da solo.

Così è stato: studiavo e facevo due lavori. Ancora una volta, i miei amici in giro a far baldoria, io in giro tra i tavoli di un locale a fare il cameriere.

Anche se non era cambiato poi molto, il semplice fatto di averlo deciso da solo mi ha spinto a tollerare quella situazione per qualche anno.

Solo che quella voce interiore non si placava. Continuava a spingermi verso qualcosa di diverso, di più grande, che ancora non comprendevo. Mi teneva in stato di allerta, teso verso qualcosa di sconosciuto.

Per qualche anno le cose filano lisce, ma dopo un po’ non riesco più a reggere. Qualcosa si rompe. Perdo l’entusiasmo.

Ero troppo giovane per capire quello che ora mi è fin troppo chiaro: per quanto piacevole, quello che stavo facendo era totalmente privo di scopo. Avevo bisogno di un obiettivo preciso, ma ancora non me ne ero accorto.

Già però qualcosa iniziava a prendere forma. Non sapevo esattamente cosa stessi facendo, ma con determinazione lasciai l’università e mi buttai a capofitto nel campo della vendita.

Mi piacerebbe dirti che fu un successo sin da subito ma racconterei una bugia.

Senza alcun appoggio, con un lavoro da imparare da zero, mi trovai molto presto in difficoltà economiche. Furono mesi bui in cui cercavo una chiave, un metodo, una strada da percorrere…e i miei tentativi venivano regolarmente frustrati.

Quel che guadagnavo bastava a malapena per pagare l’affitto e fare la spesa di tanto in tanto, e neppure tutte le settimane! Ma non mollavo.

Davanti a me c’era la strada facile: tornare a casa dai miei genitori, chiedere scusa, ammettere che avevano ragione loro e piegarmi al destino della famiglia. E fu allora che scoprii un lato di me che ignoravo, forse perché non mi ero trovato mai in una situazione del genere.

Scoprii in me una volontà d’acciaio che veniva rafforzata da ogni errore, da ogni porta sbattuta in faccia. Ogni giorno mi ripetevo che la soluzione era vicina, che presto le cose sarebbero andate meglio ma non per magia.

Perché ce l’avrei fatta impegnandomi e cercando la strada giusta…e così fu!

Finalmente i miei sforzi vennero ripagati e trovai la mia dimensione: si aveva a che fare con le persone e i loro bisogni, si offrivano soluzioni per i loro problemi e soprattutto c’erano obiettivi precisi, misurabili, sia economici che professionali.

Qui ero nell’ufficio centrale della mia area, molti anni fa e un bel po’ di barba in meno.

Sono stati anni molto interessanti: in giro per l’Italia, pieni di alti e bassi, sfide, soddisfazioni e insegnamenti importanti.

Tutto sembrava così semplice!

Ero un bravo soldatino: applicavo un METODO con estrema COSTANZA ed ENTUSIASMO ed i risultati arrivavano uno dopo l’altro.

Qui per esempio ero a Montecarlo nel 2011, ad un evento organizzato dalla multinazionale per cui lavoravo come responsabile commerciale.

Fui premiato col primo premio della mia categoria, fu davvero emozionante!

Tutto andava alla grande, sembrava che fossi in grado di macinare pure i sassi, che l’ondata positiva non finisse mai.

E invece…

Era la fine del 2012 ed il Governo Monti emanava una serie di leggi per rivedere le attività della mia categoria commerciale.

Siamo abituati a pensare che la politica sia un qualcosa di intangibile e lontano da noi e invece le decisioni prese da quei burocrati colpirono violentissimamente il mio mondo rendendo praticamente impossibile praticare l’attività per chi non possedeva determinati requisiti.

Non contava più l’impegno o la bravura nel trovare clienti e chiudere i contratti, servivano titoli e posizioni a me inaccessibili e uno dopo l’altro persi i fornitori, i contatti, infine i collaboratori che avevano percorso con me tanta strada in quei begli anni.

La situazione era inaffrontabile, ma mi ostinavo a rimanere sul campo, testardo e cocciuto come un mulo. Non avevo ancora compreso una legge aurea del commercio: che bisogna essere ATTENTI, LUNGIMIRANTI ed ELASTICI, soprattutto quando si affrontano situazioni molto più grandi di noi.

Persi fino all’ultimo risparmio cercando di sistemare una situazione a dir poco distrutta.

E, quasi senza rendermene conto, mi trovai nella merda fino al collo.

Non avevo nemmeno più i soldi per pagare l’affitto.

Di nuovo mi ritrovavo nella situazione che odiavo: rischiavo da un momento all’altro di dover tornare a casa, a dire a tutti che avevo torto io e ragione loro.

Il mio destino era gestire un albergo che non sentivo mio e fare un lavoro che non sopportavo.

Stavo per mollare tutto.

Mandare a quel paese progetti, sogni, desideri.

Ma poi… sai com’è, chi è abituato a lavorare come un mulo qualcosa da fare la trova sempre. E poi dicono che chi bene semina bene raccoglie.

Evidentemente a qualcuno non era passata inosservata la mia capacità di gestire un’area commerciale.

Mi arrivò una mail. Tra capo e collo.

E dissi a me stesso: lanciati, non hai nulla da perdere.

Accettai così la proposta di un’azienda di gruppi di acquisto (tipo Groupon, per intenderci, ma meno fetenti) e intrapresi per loro lo sviluppo dell’area Veneto, trasferendomi a Padova.

Non che fossi immediatamente entusiasta, ma c’era una cosa che mi piaceva davvero: potevo aiutare le persone a sviluppare il proprio Business.

Se dovessi valutare ora quello che stavo facendo, beh.. la penserei diversamente. Ma ancora, ai tempi, non mi era assolutamente chiaro cosa volessi dalla vita. Iniziavo solo a raccogliere qualche indizio.

Il prodotto che vendevo ricalcava quello dell’azienda americana (groupon) e tramite alcune migliorie portava clienti alle piccole e medie aziende.

Gli accordi erano ricorsivi, potevo quindi tornare più volte dai miei clienti di aziende per riproporre offerte e collaborazioni. Ciò mi permise di scandagliare un mondo che avevo ignorato sino a quel momento, ma in cui mi trovavo estremamente a mio agio: il campo delle piccole e medie imprese italiane.

Quel substrato di imprenditori forti e coraggiosi che, a conti fatti, tiene in piedi l’intera nazione.

Iniziò a costruirsi così l’idea che avrei potuto fare qualcosa di più. Avrei potuto essere UTILE agli altri. Fare del bene col mio lavoro.

Capirai che mediamente un albergo pensa a farti spendere i soldi per divertirti. Ero cresciuto in quel sistema: compra, consuma.

Rivedere quel contesto in un’ottica diversa fu illuminante.

Scoprii che, guardandolo da un’altra direzione, mi piaceva.

Parlavo ogni giorno con ristoratori, estetiste, parrucchiere, imprenditori del BtoC ,che sono il tessuto trainante dell’economia italiana.

Nel tempo legai con molti di questi imprenditori e scoprii che il mio lavoro poteva FARE LA DIFFERENZA.

MIGLIORARE il loro mondo e ciò mi faceva sentire bene. Il legame di FIDUCIA che si instaurava fra me e loro, attraverso un corretto scambio di beni e servizi mi faceva stare bene.

Ero elettrizzato. Ero finalmente in pace, se riesci a capire cosa intendo.

Però c’era ancora qualcosa che mi teneva sveglio la notte. Continuavo a chiedermi se quella fosse la strada giusta.

Certo, ero d’aiuto per molte persone, ma sentivo che c’era qualcosa che avrei potuto fare meglio.

Tramite i continui feedback mi accorsi che il mio prodotto era più efficace con alcuni dei miei clienti, mentre aveva scarsa efficacia con altri.

C’erano attività che acquisivano nuovi clienti ed altre che li vedevano solo una volta, per il tempo della promozione, e poi mai più.

Per alcuni di essi era facile fidelizzare i nuovi acquirenti mentre altri avevano molte più difficoltà.

Mi stupii, non te lo nascondo, di scoprire che mi interessava capire il perché: volevo ostinatamente aiutare chi non ce la faceva e risolvere l’inghippo.

Fu quello un grande momento di svolta. Mi resi conto che le mie conoscenze non bastavano. C’era qualcosa che non capivo e non potevo accettarlo.

Inizia così a fare quello che ancora oggi per me è pane quotidiano: studiare.

Non che prima non lo facessi, mi è sempre stato chiaro che se cerchi bene troverai sicuramente un modo migliore per fare una cosa. Diciamo che prima di quel momento non focalizzavo in maniera così decisa le mie ricerche su un unico obiettivo.

Acquistai prima di tutto libri su libri. Passavo notti intere sveglio a leggere di business, economia, impresa.

Ogni libro letto erano altri tre libri acquistati sull’argomento.

Avevo FAME. Volevo sapere più cose possibili, imparare più cose possibili.

Volevo capire quale fosse davvero il problema e trovare la soluzione perfetta e definitiva.

Stavo appena iniziando a capirci davvero qualcosa quando arrivò la batosta: dal giorno alla notte l’azienda per cui lavoravo smise di pagare le aziende  con cui avevo chiuso gli accordi.

Nel giro di pochissimo mi fu chiaro che lo stesso destino era capitato a tutti i miei colleghi nelle varie città italiane.

La conseguenza diretta fu che tutti i miei clienti non vennero pagati dall’azienda per i servizi resi. Alcuni (i miei clienti migliori, per intenderci) reclamavano il pagamento di fatture per svariate migliaia di euro!

Migliaia di euro scomparsi nel nulla. Puff. Spariti.

Fu una pugnalata alla schiena terrificante. In una botta sola persi la fiducia nell’azienda in cui lavoravo e il rispetto dei miei clienti!

Per qualche giorno, lo ricordo come fosse ieri, rimasi immobile. Nemmeno i miei gatti avevano il coraggio di avvicinarsi. Dire che ero deluso e arrabbiato non può farti capire esattamente che situazione stavo vivendo.

Ti basti sapere che, quando riuscii a sbloccarmi, già qualche amico aveva cercato di forzare la mia porta di casa.

Decisi di prendere una posizione: non sarei stato tra l’incudine ed il martello un altro minuto ancora: chiusi il mio mandato con quell’azienda – che ovviamente era irraggiungibile – e spiegai la situazione alle persone lese (alcune delle quali volevano denunciare ME per truffa). Fortunatamente si fidavano di me e alla fine nessuno mi ha fatto causa.

Tornai a Bologna, la città in cui mi ero trovato meglio in assoluto. Sperando di ritrovare lì uno stimolo per ricominciare ancora una volta da zero.

Non mi ero mai trovato in una situazione del genere: nel giro di pochissimo avevo perso una posizione, un portafoglio clienti sostanzioso e soprattutto la fiducia in una azienda con cui collaboravo da anni!

Probabilmente devo ringraziare chi mi ha fatto sgobbare da ragazzino, invece che andare alle feste in spiaggia tutte le sere.

Non so nemmeno io dove trovai quell’energia, ma si sprigionò in tutta la sua potenza.

Quanto era successo non fu abbastanza per farmi mollare tutto e, ancora una volta, decisi che avrei dovuto riprendere in mano il mio destino e fare quello che ritenevo giusto: un lavoro che fosse utile non solo a me, ma anche e soprattutto ai miei clienti.

Fu l’occasione (o la sfiga?) di riallacciare i rapporti con un ex collega che non vedevo da tempo.

Sapeva chi ero e sapeva quanto posso essere determinato se mi metto in testa un obiettivo. Per cui mi fece una proposta a cui non potevo dire no: una quota nella società che stava aprendo.

Un progetto interessante in cui lanciarmi.

Una nuova sfida.

Divenni quindi, a mia volta, imprenditore!

Tutto quello che oramai da tempo studiavo come un ossesso aveva finalmente un senso. Potevo applicarlo in maniera molto più precisa e produttiva per molte più persone. Ed avrei finalmente potuto essere d’aiuto ad altri imprenditori come me.

Quel genere di persone che si rialza sempre. Che combatte sempre.

Avevo capito da tempo le enormi potenzialità di internet, dei social e della Comunicazione.

Ripensavo spesso a quelle aziende a Padova che traevano il massimo dai gruppi di acquisto: ci riuscivano perché avevano una struttura, un metodo, un modo per ricontattare quei clienti visti solo una volta, un atteggiamento che funzionava…

Ed eccomi qui pieno di speranze ed entusiasmo!

Decisi quindi di non limitarmi allo studio ed ai libri.

Iniziai con la formazione più avanzata, impegnativa e costosa.

Investii ogni singolo centesimo guadagnato in formazione (e lo faccio anche ora, ma non ditelo ai miei soci).

Volevo lavorare al meglio. Essere preparato al 100% in ogni minima sfaccettatura del mio lavoro.

Volevo imparare dai migliori ed essere sempre al top.

Scoprii trucchi fantastici e feci errori, (e mica pochi!) e quando succedeva andavo di persona dal cliente a chiedere scusa, gli spiegavo cosa non aveva funzionato e gli regalavo un servizio per farmi perdonare.

In quel periodo capii uno dei fondamenti del mio modo di lavorare: la responsabilità delle mie azioni è sempre e solo mia. E prendersi le proprie responsabilità è quello che un uomo giusto deve fare.

Perché nessuno è perfetto ma la RESPONSABILITÀ delle nostre azioni è una cosa seria.

Il mio percorso, la strada dei Sarti, era appena iniziato.

Ma la vita non aveva smesso di giocarmi brutti scherzi.

Ora posso dirlo: fu ancora una volta colpa mia.

Preso dall’entusiasmo, non mi ero fatto le giuste domande su chi fosse realmente il socio con cui avevo scelto di fare impresa.

Chi sbaglia paga… e non sai quanto ho pagato!

Il simpaticone non si stava comportando per nulla bene…

Nel corso di 1 anno aveva creato un buco di decine di migliaia di euro nell’azienda attraverso contratti falsi e dubbi investimenti in Albania.

Me ne accorsi giusto in tempo, prima che facesse ancora peggio.

Chi ha fra le mani una piccola azienda o ha soci sa che mazzata può essere una cosa del genere! La situazione era delicata e pericolosa, ma la passione per ciò che stavo facendo, per l’attività che avevo scovato dopo tutti quegli anni di tentativi e rinunce, era troppo forte per fermarsi di fronte ad un ostacolo simile.

Oramai avevo capito cosa volevo dalla vita e non ero più disposto a farmi mettere i piedi in testa da nessuno.

Presi velocemente il polso della situazione e prima che potesse reagire, costrinsi il socio a prendersi la responsabilità totale della condizione in cui aveva condotto la società.

E quando dico “costrinsi”, intendo che non gli permisi un contraddittorio. Lo buttai fuori a calci nel culo.

(se stai leggendo, ho ancora un vaffanculo per te!)

Magari ora penserai che in una situazione del genere avrei potuto abbattermi. Ripensare a fare l’albergatore controvoglia. Ributtarmi nel buco nero.

No, non l’ho fatto. Era troppo tardi. Avevo imparato troppe cose, fatto troppe esperienze, gestito troppe situazioni assurde per potermi fermare.

Anzi.

Quello fu il momento in cui, finalmente, decisi di fare le cose a modo mio.

Di mettere in campo tutto me stesso e i miei errori passati e dare una svolta alla mia vita ed a quella delle persone che avevano deciso di fidarsi di me.

Se hai la fiducia di qualcuno, devi onorarla. Devi essere grato.

E così sono e sarò per sempre.

Così ho scelto le persone migliori che avessi mai incontrato nelle mie esperienze lavorative.

Cos’è quella faccia? Non lo sapevi che il Sarto ha la barba?

I migliori partner possibili.

Persone preparate e desiderose di imparare ancora.

Persone con etica e morale alti e solidi.

Persone con cui condividere prima di tutto i valori.

E finalmente ho aperto il Laboratorio dei Sarti del Web.

Così sono diventato Il Sarto.

Ed ora so che la mia missione è aiutare quel genere di professionisti ed imprenditori che davvero meritano di fare strada, di eccellere. Quelli che sanno affrontare le sfide, sanno rimboccarsi le maniche e lavorare sodo.

Quelli che sono pronti a combattere con il proprio esercito di soldati professionisti nella guerra del business.

Quelli che hanno deciso di vincere!

Enrico Cecchini

Il Sarto